Dall’analisi dei dati di spesa disponibili più recenti (anno 2023) emerge come il settore Aerospazio & Difesa rappresenti un motore economico strutturale per il nostro Paese, in grado di generare benessere diffuso grazie alla sua capacità di attivare filiere produttive diversificate e propagare i suoi effetti in molteplici comparti e territori.
La spesa del settore, pari a 17,7 miliardi di euro nel 2023, non resta confinata all’interno del settore ma si trasmette ai fornitori dell’indotto, contribuendo in modo rilevante alla creazione di Valore Aggiunto delle numerose attività collegate (per quasi 23 miliardi annui di PIL), sostenendo l’occupazione per oltre 292 mila posti di lavoro stabili a tempo pieno e generando redditi delle famiglie per oltre 22,3 miliardi. Oltre alle imposte direttamente pagate dalle imprese attive nel comparto, la sua spesa genera un gettito fiscale che ha superato nel 2023 i 6 miliardi.
Il moltiplicatore del PIL, pari a 1,3, si allinea alla media della spesa pubblica italiana: ogni euro investito restituisce 1,3 euro di prodotto interno lordo. Sarebbe tuttavia un errore interpretare questo indicatore come rappresentativo della capacità complessiva del settore di generare valore per il Paese. Il moltiplicatore convenzionale cattura esclusivamente gli effetti di domanda a breve termine, lasciando fuori dalla misura ciò che rende l’Aerospazio & Difesa un comparto strategicamente irriproducibile: la sua capacità di generare progresso tecnologico con ricadute sistemiche sull’intera economia.
La ricerca accademica ha documentato con rigore questo divario tra valore misurato e valore reale. Uno studio pubblicato dalla Review of Economics and Statistics del MIT (Moretti, Steinwender e Van Reenen, 2025) dimostra che un incremento del 10% nella R&S finanziata dalla difesa produce un aumento del 4% nella R&S privata CEPR, un effetto di crowding-in che amplifica la frontiera tecnologica ben oltre i confini del settore. Il rendimento effettivo della R&S in ambito difesa è stimato tra 8 e 9 volte l’investimento iniziale in termini di PIL aggiuntivo generato, contro un moltiplicatore di 1,5–1,7 per la R&S civile (fonte): un divario che riflette la natura trasformativa, non incrementale, delle sfide tecnologiche che la difesa è chiamata ad affrontare.
Il Kiel Institute ha del resto documentato come le tecnologie dual use nate dagli investimenti militari, dal radar a internet, abbiano ridisegnato tanto la sicurezza quanto la vita civile ASD-Europe, e che rinunciare a investire domesticamente in questo settore privi le industrie nazionali degli spillover tecnologici che solo la prossimità alla frontiera della ricerca può generare. A questi ritorni economici di lungo periodo si aggiunge una dimensione che nessun moltiplicatore può catturare: il valore della sicurezza nazionale. La capacità di garantire l’autonomia strategica del Paese, nella gestione dello spazio aereo, nella protezione delle infrastrutture critiche e nella deterrenza, è un bene pubblico il cui costo, se non prodotto internamente, ricade sulla dipendenza da fornitori esteri con conseguenze militari, tecnologiche e politiche difficilmente quantificabili ma sistemicamente rilevanti.
Confrontando i risultati dell'analisi con un controfattuale rappresentato dal profilo medio di spesa pubblica italiana, emerge con chiarezza la specializzazione tecnologica del comparto: a parità di euro speso, Aerospazio & Difesa impattano 22 volte di più sul settore della Ricerca e Sviluppo (R&S) e 11 volte di più sul settore ICT rispetto al controfattuale di spesa media pubblica. Sull'occupazione, invece, l'impatto risulta pari a 0,85.
Questi due settori si posizionano tra i primi per contributo sia all'occupazione, perlopiù altamente qualificata (ingegneri, ricercatori, specialisti digitali), sia al PIL generato, grazie al loro alto contenuto di Valore Aggiunto e alla capacità di creare spillover diffusi verso l'economia civile. Si tratta di comparti dual-use per eccellenza, in cui le innovazioni sviluppate per applicazioni militari (materiali avanzati, sensoristica, cybersecurity, intelligenza artificiale, sistemi di propulsione) trovano rapido trasferimento tecnologico verso mercati civili (automotive, energia, sanità digitale, manifattura 4.0), amplificando così l'impatto economico complessivo e la resilienza del sistema produttivo italiano.
Un ulteriore elemento di forza emerge dal confronto con la struttura media degli investimenti fissi lordi in attività non finanziarie in Italia: la quota destinata alla R&S sul totale degli investimenti è pari in media nazionale a circa il 6%, mentre nel comparto Aerospazio & Difesa raggiunge il 21%. Questo dato sottolinea come il settore sia intrinsecamente intensivo in conoscenza e orientato all'innovazione, con un impegno in R&S più che triplo rispetto alla media nazionale.
Questi impatti possono essere ulteriormente amplificati quando la spesa si orienta maggiormente verso investimenti in ricerca e sviluppo piuttosto che verso costi di personale. Gli investimenti in R&S generano spillover tecnologici aggiuntivi di lungo periodo, favorendo l'innovazione dual-use e il trasferimento di conoscenze verso l'economia civile, con effetti potenzialmente più duraturi e diffusi rispetto alla spesa per personale (BBVA Research WP 25-06; Bank of Finland, ottobre 2025; IMF settembre 2025; DNB febbraio 2026).
Da ultimo, l'impatto del settore è misurabile anche in termini di PIL pro capite generato: nel solo 2023, il comparto ha contribuito a circa 387 € di PIL pro capite a livello nazionale, equivalenti a circa l'1,06% del PIL pro capite complessivo italiano.
La spesa del comparto può essere letta come uno shock di domanda di beni e servizi che attiva capacità produttiva lungo la filiera e genera un impatto positivo sulle principali dimensioni dell'economia. In termini operativi, ogni euro speso non produce effetti solo all'interno del settore, ma si trasmette ai fornitori, ai sub-fornitori e, attraverso i redditi generati, a una parte più ampia del sistema economico. La propagazione di questi effetti non è lineare né uniforme: dipende dalla struttura della filiera, dal grado di integrazione delle imprese nazionali nella catena del valore e dalla quota di spesa che rimane all'interno del sistema produttivo italiano piuttosto che disperdersi verso fornitori esteri. È proprio la capacità di trattenere valore lungo la filiera domestica, amplificandolo attraverso successivi cicli di spesa e investimento, a determinare la reale portata dell'impatto economico complessivo del comparto.
Benefici economici generati nei settori immediatamente attivati dalla spesa del comparto: i fornitori diretti dei beni e servizi necessari alla produzione (mezzi di trasporto, ICT, costruzioni, ecc.). Prima trasformazione della spesa in Valore della Produzione, PIL e Occupazione.
Benefici che si propagano lungo le catene di approvvigionamento: i fornitori diretti acquistano a loro volta da sub-fornitori (energia, manifattura leggera e pesante, servizi professionali, trasporti, settore alberghiero e ricettivo, ecc.). Cattura la dimensione "di filiera" del comparto e la sua capacità di attivare sistemi produttivi che vanno oltre il settore.
Effetti della reimmissione dei redditi nell'economia. L'aumento del Valore della Produzione e Occupazione genera redditi per famiglie e imprese e può tradursi in maggiori entrate per lo Stato; una parte di questi redditi viene poi spesa in consumi e investimenti, alimentando ulteriormente la domanda in altri settori.
L’impatto economico del settore Aerospazio & Difesa non si esaurisce all’interno dei suoi confini produttivi diretti, ma si propaga lungo una filiera ampia e articolata, generando valore in comparti apparentemente distanti. Un aspetto rilevante di questa diffusione è che i settori che assorbono la maggiore quota di produzione non coincidono necessariamente con quelli che catturano il maggior Valore Aggiunto o generano il più alto impatto occupazionale: la distribuzione dei benefici segue logiche diverse a seconda che si misuri la capacità di attivare produzione, di creare ricchezza netta o di sostenere posti di lavoro.
In termini di contributo al PIL, il settore dominante è la Ricerca e Sviluppo, che beneficia direttamente delle ingenti spese in innovazione, brevetti e know-how tecnologico tipiche del comparto. Sul fronte del Valore della Produzione, emerge invece il settore degli altri mezzi di trasporto, che comprende componentistica aerospaziale, navale e terrestre ad alta tecnologia, a conferma della profondità della filiera manifatturiera attivata. Per quanto riguarda l’Occupazione, è il settore ICT a guidare la classifica, seguito da R&S e trasporti avanzati: un segnale chiaro di come la spesa in difesa e aerospazio alimenti in misura determinante l’ecosistema dell’innovazione digitale e tecnologica del Paese.
Un risultato particolarmente significativo, e a prima lettura controintuitivo, riguarda il settore immobiliare, che si colloca tra i comparti più impattati pur non intrattenendo alcun legame strutturale diretto con l’Aerospazio & Difesa: secondo per contributo al PIL e quarto per Valore della Produzione. La sua presenza prominente in graduatoria non riflette un collegamento produttivo tra i due settori, ma è interamente riconducibile al meccanismo degli effetti indotti sui redditi delle famiglie. Il settore immobiliare, che comprende affitti, mutui e spese abitative, rappresenta storicamente una delle voci di spesa più rilevanti nel paniere di consumo delle famiglie italiane, nonché il primo settore per contributo al Valore Aggiunto nazionale. Di conseguenza, i redditi da lavoro generati direttamente e indirettamente dalla spesa del comparto Aerospazio & Difesa si traducono in modo naturale in una domanda sostenuta di servizi abitativi. In altri termini, è la capacità del settore di creare occupazione qualificata e ben retribuita, e quindi redditi familiari stabili e significativi, a spiegare l’impatto sull’immobiliare, non una relazione di fornitura o committenza tra i due comparti.
Nel complesso, l’analisi della diffusione settoriale restituisce un’immagine coerente con la natura del settore: da un lato, una concentrazione di Valore Aggiunto e occupazione qualificata nei settori ad alta intensità di innovazione, R&S, ICT e trasporti avanzati, che costituiscono il nucleo tecnologico della filiera; dall’altro, una propagazione capillare degli effetti verso comparti di servizi e consumi familiari, tra cui appunto l’immobiliare. È questa duplice capacità, di alimentare la frontiera tecnologica e al contempo di sostenere la domanda interna, a rendere l’Aerospazio & Difesa un moltiplicatore economico sistemico, i cui effetti attraversano trasversalmente l’intera struttura produttiva del Paese.
Il diagramma illustra la propagazione della spesa del comparto nell’economia italiana, mappando i flussi che si generano a partire dai settori direttamente attivati fino ai comparti raggiunti in via indiretta lungo la catena di fornitura. La lettura del grafico è immediata: a sinistra si collocano i settori di spesa primaria: mezzi di trasporto, elettronica, informatica, ricerca e sviluppo, consulenze e telecomunicazioni, mentre a destra si dispiegano i comparti della filiera attivata, in un ventaglio che copre l’intera struttura produttiva italiana.
Ciò che il diagramma rende visivamente evidente è la straordinaria ampiezza della propagazione: la spesa del comparto non si concentra in pochi settori contigui, ma si diffonde capillarmente attraverso decine di comparti, che spaziano dalla manifattura avanzata (metallurgia, gomma e plastica, apparecchiature elettriche) ai servizi professionali e finanziari, dall’energia e raffinazione alle attività immobiliari, fino a settori di consumo finale come l’industria alimentare, l’istruzione e i servizi personali. Questa ampiezza non è casuale: riflette la struttura intrinsecamente trasversale di un comparto che acquista lungo tutta la scala tecnologica, dal componente grezzo al servizio ad alto valore aggiunto.
Un pattern rilevante emerge dall’analisi dei flussi: i settori ad alta tecnologia, mezzi di trasporto, R&S e ICT, tendono a propagare la spesa prevalentemente all’interno del proprio sistema produttivo, a conferma dell’elevata integrazione verticale che caratterizza queste filiere. Al contrario, comparti come le costruzioni e le riparazioni industriali generano flussi più diffusi e meno concentrati, attivando una gamma più eterogenea di fornitori a valle. Nel complesso, il diagramma restituisce l’immagine di un settore che funziona da moltiplicatore di domanda aggregata su larga scala: ogni euro speso in Aerospazio & Difesa innesca una catena di acquisti, produzioni e redditi che attraversa trasversalmente l’economia italiana, raggiungendo comparti e territori ben oltre i confini della filiera tecnologica diretta.
Strumento riconosciuto a livello internazionale per la valutazione degli impatti economici e sociali. Configurato utilizzando dati ISTAT dell'economia italiana per l'anno di riferimento, con disaggregazione in 63 settori e disaggregazione territoriale a livello regionale.
Lo scenario di analisi utilizza come shock di domanda la spesa delle aziende del comparto nel 2023 per l'acquisto di beni e servizi, così come costo del personale sul mercato nazionale. Gli impatti sono stimati in termini di contributo a PIL, Valore della Produzione, Occupazione, Redditi e Gettito fiscale.
Impatto diretto (fornitori primari di beni e servizi), indiretto (propagazione lungo le catene di sub-fornitura) e indotto (maggiore spesa di famiglie e imprese per incremento dei redditi).
Punto di partenza: studio Area Studi Mediobanca (ed. 2024), con un perimetro di imprese del comparto e fatturato aggregato di circa 20 miliardi di euro. Dai settori ATECO corrispondenti sono stati rilevati da ISTAT i fatturati complessivi nazionali, le spese per il personale e gli acquisti di beni e servizi. Dai fatturati e dalle spese complessive è stata isolata la quota attribuibile alle imprese operanti nel comparto, distinguendo tra componente civile e militare.
I settori del punto 04 definiscono l'origine della spesa, ovvero dove le imprese operano e sostengono i costi, non la destinazione degli acquisti. Per stimare dove la spesa si riversa concretamente, si utilizzano i dati ISTAT sugli investimenti fissi lordi degli stessi settori. È questo passaggio che alimenta il modello SAM.
Gli impatti stimati descrivono gli effetti della spesa in condizioni di ceteris paribus, con le assunzioni tipiche dei modelli di contabilità sociale. Il PIL misura la ricchezza effettivamente generata, evitando duplicazioni tipiche del Valore della Produzione. Per maggiori dettagli consultare la Nota Metodologica integrale.
Per modulare correttamente lo shock macroeconomico, il primo passo è stato definire con precisione il perimetro della spesa: si è partiti dall'universo delle imprese del comparto Aerospazio & Difesa attive in Italia, isolando progressivamente la sola quota di spesa riconducibile alla produzione nazionale ed escludendo le componenti non pertinenti. L'analisi si è concentrata esclusivamente sulla componente privata (grandi imprese e PMI).
Una volta definito il perimetro della spesa delle imprese del comparto, è fondamentale distinguere tra provenienza e destinazione della spesa. I settori mostrati nel Grafico 06 indicano da dove viene la spesa: i comparti ATECO in cui le imprese del campione operano e classificano i propri costi. Non rappresentano necessariamente i settori che ricevono gli acquisti: un'impresa del comparto classificata nel settore "trasporti" può acquistare componenti ICT, servizi di R&S o materiali industriali. Per ricondurre la spesa ai settori effettivamente destinatari, si sono utilizzati i dati ISTAT sugli investimenti fissi lordi in attività non finanziarie degli stessi settori.